Il massacro silenzioso in Repubblica Democratica del Congo

La Repubblica Democratica del Congo (RDC) si trova di fronte a una situazione di crescente instabilità. Negli ultimi mesi, il paese ha visto un’escalation di tensioni etniche e politiche, aggravate da interessi economici legati alle sue vaste risorse minerarie. Il gruppo ribelle M23, principalmente composto da guerriglieri tutsi e sostenuto dal Ruanda, ha ripreso le ostilità dopo anni di inattività, conquistando importanti centri nella regione mineraria del Nord Kivu.

Il governo centrale, guidato dal presidente Félix Tshisekedi, ha risposto con una mobilitazione totale, chiamando i giovani a difendere la nazione. Questa mossa segna la fine di un periodo di diplomazia e apre la porta a un potenziale conflitto su vasta scala che potrebbe avere ripercussioni in tutta l’Africa.

Le ricchezze della RDC

La Repubblica Democratica del Congo (RDC) è un paese di straordinaria abbondanza naturale, con stime che valutano i suoi giacimenti minerari a circa 23 trilioni di dollari. Questa ricchezza, se gestita correttamente, potrebbe trasformare la RDC nel più grande esportatore netto di risorse naturali e produttore di beni finiti al mondo. Quasi il 60% del cobalto mondiale, essenziale per la produzione di batterie per dispositivi elettronici e motori, proviene dalla RDC. L’80% del coltan globale, utilizzato dalle aziende automobilistiche e informatiche, viene estratto qui, spesso a discapito dei diritti dei lavoratori, inclusi i bambini. La RDC detiene anche un’enorme riserva di uranio, che ha contribuito significativamente all’arsenale nucleare degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale. È il terzo produttore mondiale di diamanti e uno dei principali produttori di oro, con una parte significativa del metallo prezioso che viene contrabbandato attraverso paesi vicini come Tanzania, Ruanda e Uganda.

Miniera di diamanti della MIBA. Image courtesy of Amnesty International

Nonostante sia l’80° produttore di petrolio al mondo, la RDC estrae annualmente poco più del 4.1% delle sue riserve. Il bacino del fiume Congo contiene la più grande riserva di minerali del mondo, inclusi legno, petrolio, diamanti, oro e coltan. Con una capacità di produzione energetica stimata in 40 GW, quantità che può alimentare circa 40 milioni di abitazioni, la RDC ha il potenziale per diventare una potenza energetica mondiale.

Tuttavia, questa immensa ricchezza materiale non si è tradotta in prosperità per la popolazione congolese. Al contrario, ha alimentato conflitti e sfruttamento, con potenze esterne e interne che competono per il controllo delle risorse. Questa lotta sta avendo un impatto devastante sulla popolazione, con continui massacri e violazioni dei diritti umani. Più precisamente, la Repubblica Democratica del Congo è scossa da un conflitto che minaccia di destabilizzare l’intera regione. Scontri violenti tra l’esercito congolese e i ribelli tutsi dell’M23, sostenuti dal Ruanda, hanno causato la morte di numerosi civili e il dislocamento di centinaia di migliaia di persone nell’est del Congo.

Il risveglio dell’M23 

L’M23 prende il nome dall’accordo del 23 marzo 2009 che pose fine a una precedente rivolta nell’est del Congo. Questo gruppo è l’ultimo di una serie di insurrezioni guidate dai tutsi contro le forze congolesi. L’M23 ha accusato il governo congolese di non aver rispettato l’accordo di pace che l’obbligava ad integrare pienamente i tutsi nell’esercito e nell’amministrazione statale e per questo si impegna a difenderne gli interessi, in particolare contro le milizie delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), fondate dagli hutu fuggiti dal Ruanda dopo aver partecipato al genocidio del 1994.

Recentemente, i ribelli dell’M23 si sono avvicinati a Goma, un importante snodo economico, e sono ora stazionati sulle colline esterne a Sake, a 25 km da Goma, bloccando le principali strade a nord e a ovest della città. La sua cattura rappresenterebbe il loro più grande guadagno militare in oltre un decennio.

Le cause della rivolta 

Nel 2012 e 2013, in effetti, l’M23 conquistò ampie zone dell’est del Congo ed riuscì ad entrare a Goma, prima di essere cacciato dalle forze congolesi e dell’ONU in Uganda e Ruanda. Nel novembre 2021, l’M23 ha rinnovato le ostilità nel Nord Kivu, invocando la necessità di far rispettare accordi politici pregressi con il governo della RDC, che prevedevano, tra l’altro, il rimpatrio sicuro dei rifugiati tutsi congolesi. Nel marzo 2022, il gruppo ha lanciato una serie di attacchi e conquistato ampie aree dell’est del Congo, affermando che la mossa era una risposta difensiva agli attacchi delle FDLR, che, secondo loro, collaboravano con l’esercito congolese. L’esercito congolese ha immediatamente negato di lavorare con le FDLR.

Da quel momento, l’M23 ha esteso il proprio controllo su molteplici centri urbani. Seguendo un periodo di quiete relativa, sostenuto da un cessate il fuoco, nel gennaio 2024 i conflitti sono nuovamente esplosi, portando alla morte di almeno 35 civili e al ferimento di numerosi altri, oltre alla fuga di più di 135.000 individui.

Le Nazioni Unite riferiscono che numerose milizie locali, mercenari europei e altri gruppi armati si schierano al fianco dell’esercito congolese, mentre l’M23 continua a beneficiare del supporto ruandese.

Il ruolo del Ruanda 

Il governo congolese, funzionari dell’ONU e potenze occidentali, inclusi gli Stati Uniti e il Belgio, hanno accusato il Ruanda di fornire sostegno all’M23, comprese armi e soldati, nonostante le ripetute smentite dello stato africano. Gli USA hanno esortato il Ruanda a ritirare il proprio personale militare dal Congo e a rimuovere i sistemi di missili terra-aria.

Le forze regionali coinvolte

Nonostante i numerosi cessate il fuoco mediati dai leader regionali e dagli Stati Uniti nel 2022 e 2023, i combattimenti sono continuati. Frustrato dall’inefficacia delle truppe regionali, in particolare quelle del Kenya, dispiegate per far rispettare il ritiro dei ribelli, il Congo ha deciso di porre fine al mandato della forza regionale, portandola al suo ritiro immediato. Soltanto recentemente la Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale (SADC) ha approvato una missione militare nell’est del Congo per aiutare il paese a affrontare l’instabilità e i gruppi armati. A differenza delle forze dell’Africa Orientale, le truppe della Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale (SADC), che includono forze del Sud Africa, Malawi e Tanzania, hanno un mandato offensivo per supportare l’esercito congolese nella lotta contro i gruppi ribelli.

La situazione umanitaria

La situazione umanitaria è altrettanto preoccupante, con un numero record di sfollati interni che ha raggiunto i 6,9 milioni a causa dell’aumento delle violenze. La comunità internazionale osserva con apprensione, mentre la missione delle Nazioni Unite nel paese (MONUSCO) ha iniziato il suo ritiro, segnalando un cambiamento significativo nella presenza internazionale nella RDC. Tigere Chagutah, direttore di Amnesty International per l’Africa orientale e meridionale, ha dichiarato:

A causa del recente intensificarsi degli scontri nei pressi della città di Goma, migliaia di civili sono nuovamente intrappolati nel fuoco incrociato e disperatamente in cerca di aiuti umanitari. Tutte le parti coinvolte nei conflitti in corso nel Kivu Nord devono immediatamente porre fine agli attacchi deliberati e indiscriminati contro i civili e assicurare che questi vengano protetti e ricevano assistenza”.

Lascia un commento